Compiti a casa sì o no?

compiti a casa sì o no

Compiti a casa, sì o no?

Il dibattito si riapre con la pubblicazione di una circolare Ministeriale del 1969 messa in rete e rimbalzata in molti siti di istruzione e didattica. La circolare vieta agli insegnanti di lasciare compiti per casa per il fine settimana per lasciare spazio allo svago e al riposo del bambino.

Vediamo i pro e i contro dei compiti a casa:

Compiti a casa si perché:

  • danno un feedback sul reale apprendimento degli argomenti;
  • accrescono le capacità di problem solving, di memorizzazione e in generale allenano la mente allo studio;
  • migliorano le abilità acquisite e svelano le difficoltà dell’allievo;
  • responsabilizzano i bambini marcando i confini tra dovere e piacere.

 

Compiti a casa no perché

  • provocano ansia e stress in molti studenti e genitori;
  • tolgono tempo alle attività sportive e ricreative;
  • incentivano meccanismi di punizione immotivata;
  • sovraccaricano di lavoro gli studenti che già hanno lavorato a scuola per molte ore;
  • non indicano in tutti i casi i livelli di apprendimento e per molti studenti le consegne risultano difficili o incomprensibili.

 

Qualche riflessione

Mi chiedo, effettivamente, che utilità reale hanno i compiti a casa? E’ giusto lasciare lo stesso carico di compiti a bambini e ragazzi diversi tra loro per competenza, livello di apprendimento, tempi di svolgimento dei compiti? E ancora mi chiedo, è giusto sovraccaricare di compiti gli studenti per rincorrere l’obiettivo del programma a tutti i costi, senza tenere conto del reale apprendimento degli studenti?

Il risultato scioccante è che oggi in Italia ci sono molti studenti che ancora in prima media non sanno le tabelline, non sanno i verbi, non sanno come elaborare un tema e tantomeno sanno riassumere o ripetere la lezione di storia (vedi i risultati dell’indagine Ocse del 2013) nonostante tutti i pomeriggi siano a studiare a casa. Perché accade questo? E’ a causa dell’esistenza di molti, direi troppi studenti svogliati, poco inclini allo studio oppure i motivi sono da ricercare in altro?

Insomma i conti non tornano. Proprio ieri ho seguito le imprese di un bambino di quarta primaria nello svolgimento dei compiti a casa. Premetto che questo bambino molto probabilmente soffre di disturbo da deficit da attenzione, dico probabilmente perché ad oggi non è stata fatta una diagnosi. Il ragazzo doveva eseguire 16 moltiplicazioni a due cifre, moltiplicazioni per 10, 100, 1000, e scrivere un riassunto dopo aver letto una leggenda, il tutto nel pomeriggio di un giovedì, quindi in un giorno di scuola regolare. Il bambino non conosce ancora le tabelline o meglio, non sempre le ricorda. Tutto dipende dal suo livello di attenzione. Noto che utilizzando metodi ludico creativi e strategie volte a motivare l’apprendimento, il bimbo riesce a studiare, a rispondere correttamente alle domande e soprattutto a mantenere l’attenzione per almeno trenta minuti. E’ ovvio però che eseguire un numero spropositato di operazioni in meno di due ore (tenendo conto del problema del ragazzo) è quasi impossibile.

Leggi anche: Prove invalsi sì prove invalsi no

Cosa fare?

Il problema dei compiti purtroppo riguarda molti studenti e di conseguenza anche le famiglie che spesso sono impotenti e non sanno come affrontare i pomeriggi davanti ai libri. Allora come migliorare la situazione? Ci opponiamo ai compiti rischiando di compromettere l’apprendimento del bambino o chiediamo che si adoperino strategie e modalità didattiche diverse a scuola e quindi anche a casa? Ricordiamo sempre che la differenza reale tra un bambino che fa i compiti volentieri e uno che proprio non li vuole fare è la motivazione allo studio (Leggi anche l’articolo Motivare allo studio).

Concludo riprendendo la mia domanda iniziale: compiti a casa, si o no? Al bando le polemiche! Concentriamoci piuttosto su ciò che va cambiato a scuola e a casa per migliorare l’apprendimento. Vedi ad esempio la Didattica Persuasiva di Leonardo Povia.

Per saperne di più o per darci la opinione scrivi alla mia pagina facebook Gioco Imparo Cresco oppure all’indirizzo e-mail sonia.paratore@gmail.com

 
  • ottobre 25, 2014
  • Blog

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