L’inserimento alla scuola dell’infanzia. Consigli dell’educatrice.

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L’inserimento alla scuola dell’infanzia (la vecchia cara scuola materna) è uno dei momenti cruciali nella vita di ogni bambino. Si tratta del suo primo vero e proprio distacco dal suo Caregiver (chi si prende cura di lui, generalmente i genitori, in primis la madre) oltre che della sua prima esperienza sociale e di condivisione. Ovviamente c’è chi affronta questo momento già prima dei 2 anni e mezzo/ tre per la frequenza dell’asilo nido e che dunque vive in modo più “soft” il passaggio alla scuola dell’infanzia. In quest’articolo voglio discutere sulle modalità di inserimento nella scuola materna per quei bambini che non hanno frequentato il nido e hanno vissuto i loro primi anni di vita con i genitori e in famiglia. I tre anni prescolastici non sono obbligatori ma sono fondamentali per lo sviluppo psico-fisico-sociale dei bambini. E’ in questi anni che essi apprendono le regole di socializzazione e di comportamento, apprendono le nozioni spazio-temporali e soprattutto imparano a diventare autonomi e indipendenti. E’ qui che crescono e maturano preparandosi al successivo ciclo scolastico.

Ma come affrontare l’inserimento nella scuola dell’infanzia? Purtroppo non tutti i bambini sono pronti per questo momento e appena varcano la soglia della scuola, urlano e strepitano a più non posso con l’intenzione di intenerire la mamma o chi li accompagna al fine di poter tornare a casa. Quante volte abbiamo visto i nostri compagnetti o fratelli o noi stessi protagonisti di queste scene quando ancora ci sentivamo così indifesi e la scuola materna sembrava un “asilo”, un posto dove i nostri genitori senza alcuna pietà ci lasciavano in balìa di maestre severe e poco pazienti. Per fortuna quei tempi sono passati e oggi possiamo fare affidamento a personale preparato e aggiornato che si prende cura dei nostri piccoli seguendo un piano educativo dettagliato e mirato.

Ecco i consigli dell’educatrice:

  • Innanzitutto è bene preparare psicologicamente il bambino rassicurandolo sulla nuova esperienza e parlandogli degli aspetti positivi della frequenza alla scuola dell’infanzia. Sono assolutamente da bandire frasi negative e intimidatorie sul contesto del tipo: “Non vedo l’ora che arrivi settembre così inizierai l’asilo”. Presentare la scuola come il peggiore degli incubi in età infantile non è un ottimo modo per iniziare il ciclo scolastico.
  • Fate attenzione anche al vostro stato d’animo: a volte a risentire del distacco non è il bambino, ma il genitore che vestendo i panni di mamma chioccia si fa prendere dai sensi di colpa e da un senso di attaccamento possessivo che ostacola l’adeguato inserimento scolastico.
  • Sarebbe opportuno iniziare l’inserimento in modo graduale, magari se si potesse già alla fine dell’anno scolastico precedente bisognerebbe portare il piccolo nel nuovo contesto affinché prenda confidenza con l’ambiente, con le maestre e con i compagnetti. La prima settimana è bene che il piccolo frequenti l’asilo poche ore, per facilitare l’integrazione e via via si aumenteranno le ore di frequenza fino ad arrivare al tempo completo.
  • Se il piccolo fa i capricci, non impietositevi, ma piuttosto rassicuratelo ed assecondate la maestra, piangerà un po’ ma alla fine cederà. Non fatevi prendere dall’ansia, non state portando il bambino in un luogo di tortura, ma in un posto sicuro: se voi siete i primi a non fidarvi o a percepire con preoccupazione questo momento delicato, il piccolo ne risentirà e vorrà tornare a casa rischiando di compromettere la sua sicurezza.
  • Una volta che il bambino si sarà inserito, è importante la rielaborazione dell’esperienza, lasciate che vi parli di ciò che fa ogni giorno, che esprima le sue emozioni e noterete dei grandi progressi, non preoccupatevi se a volte vi racconterà di aver litigato con il compagnetto o di essere stato rimproverato dalla maestra, anche queste situazioni sono importanti per la sua crescita.

Siate quindi autorevoli e pazienti, tutti devono affrontare questo momento, è affrontarlo con serenità che fa la differenza. 🙂

 

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