Motivare allo studio

compiti a casa sì o no

L’anno scolastico sta per cominciare, ma i vostri figli sono pronti? Se durante l’estate li inseguivate con i libri in mano per far ripassare loro qualcosa, ottenendo però scarsi risultati e se ancora oggi a pochi giorni dall’inizio della scuola del libro non c’è nemmeno l’ombra e di fare problemi, operazioni e quant’altro non se ne parla proprio, vuol dire che bisogna cambiare metodo. Le vacanze sono un momento di riposo meritato, riposo da un anno scolastico stressante per molti studenti. E sì perché oggi non basta imparare a leggere e a far di conto, gli obiettivi sono cambiati, sono più articolati e a volte difficili da raggiungere. Poi c’è chi di studiare non ne vuole proprio sapere e cosa può fare se nella sua testa c’è solo il pallone, il mare, gli amici, spazio per lo studio non ne rimane! 😉 Cosa fare allora, lasciamo nell’ignoranza tutti quei bambini che non vogliono studiare pensando solo a chi invece si impegna? Magari quei bambini un domani saranno in grado di creare da sé il loro futuro senza dover studiare molto, proprio grazie al loro spirito di adattamento e di avventura sperimentato in strada, in mezzo alla gente e ai piccoli problemi di vita quotidiana. Purtroppo ancora oggi in molte scuole non si impara davvero e si studia solo perché si deve, ma di motivare allo studio non se ne parla. Una motivazione intrinseca darebbe molti più frutti di una estrinseca della serie: “Se fai i compiti, dopo potrai andare in bici”. Nulla in contrario se si usa un premio (il giro in bici, l’uscita con gli amici o un gelato) per stimolare il bambino a studiare, ma se vogliamo veramente motivare i bambini ad amare ciò che studiano, ad apprendere con consapevolezza e con entusiasmo, la motivazione esterna serve a ben poco. E allora quello che veramente può cambiare le cose sono i metodi di insegnamento. Giocare con lo studio, l’apprendimento cooperativo, ragionare su problemi di vita quotidiana sono solo alcuni esempi di un agire didattico-educativo formante e soddisfacente. E allora quello che nel concreto si può fare è creare una rete educativa in cui tutti propongano dei metodi alternativi alla classica lezione noiosa. E’ importante capire anche il messaggio che il bambino vuole comunicare quando fa i capricci davanti ai libri, spesso si tratta solo di svogliatezza, ma attenzione perché può capitare che in realtà il bambino abbia bisogno di aiuto e che non capisca quello che viene spiegato a scuola. A volte i bambini fanno i capricci perché si sentono incapaci e purtroppo non vengono aiutati perché puniti anziché motivati. E allora sediamoci con loro e cerchiamo di capire cosa non va. 🙂

Vi segnalo un articolo sull’argomento

http://www.giovanigenitori.it/blog/impariamo-a-fare-i-compiti/2938/

 

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